La vite comune o eurasiatica si chiama Vitis vinifera. Ha origini mediorientali (Georgia e Armenia) e quella che conosciamo è frutto di un lungo processo di domesticazione che ha inizio 10000 anni fa quando l’uomo da nomade diventa sedentario. La viticoltura nasce in Mesopotamia 8-10 mila anni fa, quando l’uomo inizia ad addomesticare la vite. Questa pratica inizia ad estendersi verso ovest: in Siria, in Libano e in Egitto. Si sviluppa poi nelle coste del Mediterraneo e in tutta Italia. 

L’Italia, infatti, ha ospitato diverse culture viticole. Le più importanti sono state quella etrusca (diffusa in Toscana,Umbria e Emilia) e quella greca (diffusa in Calabria, Puglia e Sicilia). In entrambi i casi il clima è stato il fattore che più ha inciso sulle tecniche di allevamento della vite. Le numerose piogge nell’area etrusca influenzano la tecnica di viticoltura. Le piante crescono più vigorose, quindi più pesanti. Ciò ha previsto l’utilizzo di tutori a sostegno della vite, ne consegue che i vini fossero più diluiti quindi meno alcolici e più acidi. La viticoltura greca, diffusa nei territori più aridi, prediligeva viti più basse per supportare meglio le alte temperature quindi evitare eccessi di vigoria; il risultato è un vino più dolce e forte.

Questo patrimonio è stato ereditato da Roma e i suoi imperi. Inizia in quell’epoca a diffondersi un concetto che oggi si chiama terroir. A Roma, infatti, si deve la concezione che lega la qualità del vino alla interazione del vitigno con la tecnica e l’ambiente e non solo con la varietà di vite. 

Dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, la vite sopravvive nei monasteri. La viticoltura scopre un rilancio grazie al rinascimento soprattutto in Toscana e nel Veneto. Nel 1800 vengono importate dalle Americhe una serie di malattie che minacciano seriamente la viticoltura europea. Queste sono la Fillossera, la Peronospora e l’Oidio. Si scopre così il bisogno di proteggere le colture con l’uso della chimica e di propagare (allevare) la vite attraverso l’innesto.

La pratica dell’innesto è tuttora quella più utilizzata. Essa permette di preservare il patrimonio sensoriale delle varietà di vite europee grazie al connubio con quella americana, molto più resistente alle malattie d’importazione. 

Innesto

La vite appartiene alla famiglia delle liane. Una delle principali caratteristiche è la propensione all’ibridazione, ossia riesce facilmente ad accoppiarsi con altre specie di vite. L’uomo approfittando di questo fattore ha addomesticato la vite selvatica scegliendo negli anni quelle con le caratteristiche più utili dal proprio punto di vista. Nel tempo, la capacità di trasformare le uve in vino diventa lo scopo prioritario dell’allevamento della vite.

Di Vitis ne esistono molte specie la principale distinzione va fatta tra silvestris, ossia selvatica, e sativa, coltivata.

Quella silvestris è dioica ossia presenta piante con fiori maschili e piante con fiori femminili. Quella sativa, invece, è ermafrodita ossia presenta, nella stessa pianta, fiori di entrambi i sessi. Quest’ultima si presenta più eretta ed è maggiormente indicata per la produzione di uva in quanto la riproduzione è meno impegnativa. Tra le specie più comuni nei principali paesi produttori di vino si trovano quelle che rientrano nella serie centrale anche denominata come “americana”. La serie centrale è costituita da tre principali vitis:

1 V. riparia: specie che sviluppa radici poco profonde perché abituata a vivere a ridosso di corsi d’acqua. Questa caratteristica permette loro di sopravvivere in terreni asfittici ossia soliti a parziali ristagni, ma allo stesso tempo non sopporta il calcare.

2 V. berlandieri: specie che resiste bene sia a calcare sia a periodi di siccità

3 V. rupestris: specie che sviluppa radici molto profonde che gli permette di supportare bene condizioni di siccità.   La serie centrale è diventata la più utilizzata come portainnesto in risposta alla propagazione della fillossera in Europa a partire dal 1800. La pratica dell’innesto permette di far crescere la Vitis vinifera, europea, sulle radici di quella americana. Perciò, questa tecnica permette di far coesistere tra loro le qualità di entrambe le viti: la resistenza della vite americana con la distintività della vite europea.

b.
Sviluppo della vite
1. Partiamo dalla Vigna
1.1. Nozioni di Viticoltura
1.2. La materia prima
1.2.1. Uva
1.2.2. Mosto
1.2.3. Vino
1.3. Fattori che influenzano la produzione
1.3.1. Terroir
1.3.2. Malattie della Vite
1.3.3. Progettazione
2. Entriamo in Cantina
3. Scopriamo i vari tipi di vino
4. Il vino informa
5. Degustiamo

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